

C a s t e l l o S a n M i c h e l e Curiosità: la presenza dell'uomo sul colle di San Michele risale ad un epoca molto remota, forse sin dal periodo eneolitico (2700-1800 a. C.) come dimostrano alcune mazze ritrovate in loco diversi anni orsono. In un primo periodo l'uomo trovò rifugio all'interno di piccole grotte, tra cui la cosiddetta Grotta di San Michele oramai non più identificabile a causa delle trasformazioni subite dal colle nel corso dei secoli. La presenza dei cartaginesi e dei romani è testimoniata dalle gallerie che questi popoli scavarono sui fianchi del colle per estrarre blocchi di calcare. La frequentazione cartaginese è attestata anche dall'esistenza di una cisterna che si trova poco oltre il fossato che circonda il Castello dal lato che si rivolge verso la pianura del Campidano, esattamente in corrispondenza del Cimitero San Michele. Attualmente è visibile l'imbocco che è coperto da una grata di ferro. L'interno è poco profondo ed è coperto da detriti, inoltre la poca luce che filtra dall'esterno e la situazione di degrado della struttura non permettono nemmeno di riconoscere il rivestimento impermeabilizzante della cisterna, già osservata e studiata in passato. E' l'unica cisterna risalente al periodo punico. Un'altra cisterna più grande si trova nel cortile interno del Castello e fu costruita al tempo dei pisani. Il canonico Giovanni Spano nella sua Guida alla città e dintorni di Cagliari, ne parla: "..il gran cisternone di mezzo era in buono stato sino agli anni scorsi.." Esso soddisfaceva alle necessità idriche del Castello soprattutto durante i lunghi periodi di assedio. La fisionomia originaria del colle San Michele è mutata notevolmente in seguito all'apertura, nel secolo scorso, di grandi latomie, cioè cave per l'estrazione di blocchi di calcare destinati all' edilizia. Questi interventi oltre ad aver deturpato l'aspetto naturale del luogo, hanno coperto le testimonianze lasciateci dai più antichi frequentatori del colle confondendole con le opere realizzate in epoca contemporanea. Il Castello di San Michele venne edificato agli inizi del XIII secolo dai pisani, con l'intento di difendere la città, che allora sorgeva sulla Laguna di Santa Gilla, da possibili tentativi d'invasione provenienti dal Campidano. Il Castello fu costruito su un preesistente monastero vittorino dedicato all'Arcangelo Michele, da cui prese poi il nome che conserva tuttora. I pisani lo dotarono delle due torri che si innalzano in posizione nord e sud sul lato orientale. Esse furono costruite utilizzando blocchi di media pezzatura di calcare di Bonaria impostati su uno zoccolo molto inclinato realizzato con cantoni bugnati. Gli altri miglioramenti furono opera di Berengario Carròz, conte di Quirra, che ebbe il Castello in feudo, come ricompensa per l'appoggio offerto agli aragonesi nella conquista della città e che lo ribattezzò Castello di Bonvehi per la vista che si gode dal colle. Egli fortificò ulteriormente il Castello di San Michele aggiungendo alle due torri dell'originaria costruzione pisana, la terza torre sul lato sud (anche se il progetto ne prevedeva due), più alta rispetto alle altre due ma più tozza. Il Castello venne circondato da un ampio fossato, ricavato nella roccia calcarea del colle ed una volta sollevato il ponte levatoio, diventava un baluardo inespugnabile per le armi nemiche. Il Castello divenne la residenza abitativa dei discendenti dell'ammiraglio Carròz e subì la sorte della crudele dinastia. L'ultima erede della famiglia fu Violante Carròz, conosciuta come "la sanguinaria" per la sua indole malvagia e vendicativa. Si racconta che Violante, invaghitasi di Berengario Bertran, sciolse il suo vincolo matrimoniale per unirsi in segreto con l'amato. Il suo gesto venne condannato apertamente dal cappellano di corte. Il religioso, per aver osato manifestare il suo giudizio, fu sommariamente processato e condannato all'impiccagione. Il suo corpo senza vita penzolò per lungo tempo da una finestra del Castello, macabro avvertimento per chiunque avesse osato sfidare nuovamente il potente casato. Violante morì sola e amareggiata nel 1511 nel convento di San Francesco di Stampace dove si era ritirata. Il canonico Spano nella sua Guida alla città e dintorni di Cagliari, narra così la sua storia: Questa ricca e potente signora che visse nel secolo XV, aveva fatto trucidare il suo Cappellano nella villa di Ales (Giovanni Castangia), suo feudo, dove a sue spese eresse la bella Cattedrale. Per fare penitenza del suo fallo si ritirò in un camerino nell'ingresso a destra di questo chiostro (la Chiesa di San Francesco in Stampace, oramai distrutta), dove morì umile e penitente, ordinando nel suo testamento che fosse seppellita fuori di Chiesa (il sarcofago in pietra di Violante Carroz, con scolpito lo stemma nobiliare del casato Carroz-Manrique, si trova ora a Decimomannu ed è di proprietà della famiglia Cao-Pinna). Fece pure un legato ai frati, ordinando che ogni anno si corrispondesse ai medesimi 50 ettolitri di grano, ed una somma in danaro che hanno goduto sempre fino alla legge del 29 maggio 1855 (le famose leggi di abolizione degli ordini religiosi emanate dai governi del Regno d'Italia). Le fortune del Castello vennero meno con la fine della dinastia dei Carròz. Con l'introduzione dell'artiglieria, il suo ruolo difensivo passò in secondo piano. Durante la terribile epidemia di peste che colpì la città (nel 1656) venne utilizzato come lazzaretto. Nel 1793 il Castello conobbe un ultimo momento di gloria: durante il tentativo di invasione delle milizie napoleoniche venne dotato di cannoni per difendere la città contro eventuali attacchi francesi provenienti dallo stagno di Santa Gilla. Quando Cagliari non fu più una città fortificata il Castello di San Michele perse definitivamente ogni ruolo difensivo. Nel 1895 la fortezza, insieme al colle omonimo, fu desmanializzata e ceduta al marchese Edmondo Roberti di San Tommaso (che fu per molti anni sindaco di Cagliari), che si occupò dei primi lavori di restauro del Castello, affidandoli all'architetto Dionigi Scano, ed iniziò l'opera di rimboschimento del colle. Infine il Castello, seppur per breve tempo, ospitò la Stazione Radiotelegrafica della Marina. In questi ultimi anni il Castello di San Michele è stato restaurato ed il colle è stato trasformato in un bellissimo parco verde. Al suo interno ci sono anche un ristorante ed un bar all'aperto. In cima al colle si può godere una panoramica della città che spazia dalla Sella del Diavolo, sul litorale del Poetto, sino allo stagno di Santa Gilla, verso la pianura del Campidano. Inoltre il Castello, che domina imperioso sul suo colle, è visibile da qualsiasi punto della città: sia arrivando a Cagliari dalla Statale 131 (la Carlo Felice), sia sollevando lo sguardo dalla spiaggia del Poetto. Il colle di San Michele si trova a 120 metri sopra il livello del mare.